Pubblicato il Marzo 15, 2024

Affrontare parassiti devastanti come la cimice asiatica o la piralide non è più una questione di usare più prodotti chimici, ma di agire con intelligenza e rapidità. La chiave per salvare il raccolto e il reddito risiede in una gestione integrata che non oppone chimica e biologia, ma le combina strategicamente. Sfruttando tecnologie come droni e trappole smart, è possibile passare da una difesa reattiva a un controllo proattivo, intervenendo solo quando serve, con lo strumento più efficace e sostenibile.

Per un agricoltore, vedere il proprio campo minacciato da un’infestazione di cimice asiatica, nottue o piralide è uno scenario da incubo. La reazione istintiva, spesso, è quella di ricorrere a un intervento chimico massiccio, sperando di arginare il danno prima che sia troppo tardi. Questo approccio, sebbene comprensibile, si scontra con una realtà complessa: costi crescenti, normative sempre più stringenti, lo spettro delle resistenze e un impatto ambientale non più trascurabile.

Le soluzioni tradizionali suggeriscono di “monitorare” o di “alternare i prodotti”, ma questi consigli generici lasciano l’agricoltore solo di fronte alla decisione critica: quando e come intervenire? Ma se la vera rivoluzione non fosse scegliere tra un insetticida e un antagonista naturale, bensì cambiare il paradigma stesso della decisione? E se il fattore critico non fosse la potenza del trattamento, ma la sua tempestività strategica?

Questo articolo non è una semplice lista di buone pratiche. È una guida strategica pensata per chi lavora la terra e combatte ogni giorno per il proprio reddito. Dimostreremo come la gestione integrata, potenziata dalla tecnologia, non sia un compromesso, ma l’arma più efficace per una difesa precisa, rapida e sostenibile. Esploreremo come trasformare i dati in decisioni, ottimizzare ogni intervento e costruire un ecosistema di difesa resiliente che protegga il raccolto oggi e garantisca la redditività domani.

In questa guida, analizzeremo passo dopo passo gli elementi chiave di una difesa moderna ed efficace. Dalle tecnologie per il riconoscimento precoce alle strategie per la gestione delle resistenze, forniremo un quadro completo per agire con precisione e rapidità.

Riconoscimento precoce dei sintomi

Agire tempestivamente è il primo comandamento di una difesa efficace. Intervenire quando i sintomi di un attacco parassitario o di uno stress colturale sono già evidenti a occhio nudo significa spesso essere già in ritardo. La vera partita si gioca sull’anticipazione, identificando i problemi prima che diventino emergenze. Oggi, l’agricoltura di precisione offre strumenti straordinari per questo scopo, trasformando il concetto di monitoraggio da un’attività manuale a un’analisi dati proattiva.

I droni equipaggiati con camere multispettrali sono in prima linea in questa rivoluzione. Questi sensori “vedono” ciò che l’occhio umano non può percepire, come le variazioni nella riflettanza delle foglie causate da stress idrici, carenze nutrizionali o attacchi patogeni incipienti. Permettono di generare mappe di vigore del campo che evidenziano le aree problematiche con una precisione chirurgica. Questa tecnologia raggiunge un’efficienza straordinaria: i dati indicano fino al 99% di efficienza nel rilevamento precoce dello stress idrico e nutrizionale, consentendo interventi mirati solo dove necessario.

Drone con sensori multispettrali che sorvola un campo agricolo per il rilevamento precoce dei sintomi

Come dimostra l’esperienza di progetti innovativi come il GO-SURF in Toscana, l’uso di droni e analisi multispettrali non si limita a fornire una fotografia dello stato attuale. I dati raccolti alimentano Sistemi di Supporto alle Decisioni (DSS) che aiutano l’agricoltore a interpretare le informazioni e a pianificare le azioni più corrette. In questo modo, il riconoscimento precoce non è più solo un’osservazione, ma il primo passo di un processo decisionale informato che ottimizza l’uso di risorse e massimizza l’efficacia della difesa.

Uso delle trappole a feromoni

Una volta compreso che il monitoraggio è la base della tempestività, la domanda diventa: come renderlo efficiente, costante e affidabile? Le trappole a feromoni rappresentano da tempo uno strumento standard, ma la loro evoluzione tecnologica le ha trasformate da semplici indicatori di presenza a veri e propri centri di intelligenza decisionale distribuiti sul campo.

Le moderne trappole “smart” o “e-trap” sono sistemi IoT (Internet of Things) autonomi che rivoluzionano il concetto di monitoraggio. Invece di richiedere controlli manuali per contare gli insetti catturati, queste trappole sono dotate di fotocamere, sensori e connessione a una piattaforma cloud. Attirano specifici parassiti tramite erogatori di feromoni, li catturano su una base adesiva e scattano fotografie a intervalli regolari. Le immagini vengono analizzate da algoritmi di intelligenza artificiale che riconoscono e contano gli insetti target, fornendo all’agricoltore un report in tempo reale direttamente su smartphone o computer. Questo permette di definire con esattezza la soglia di intervento, ovvero il momento esatto in cui la popolazione del parassita giustifica un trattamento.

Le capacità di queste tecnologie vanno oltre il semplice conteggio. Ecco alcuni dei vantaggi chiave delle trappole intelligenti:

  • Monitoraggio automatizzato: Scattano foto, contano le catture giornaliere e raccolgono dati ambientali (temperatura, umidità), visualizzabili da remoto.
  • Analisi predittive: Sfruttando il machine learning, alcuni sistemi possono prevedere l’evoluzione dell’intensità dell’infestazione nel breve futuro.
  • Autosufficienza energetica: Grazie a piccoli pannelli solari e batterie, operano ininterrottamente senza bisogno di manutenzione per lunghi periodi.
  • Copertura estesa: Una singola trappola può monitorare aree vaste, fino a 30 ettari, fornendo un quadro rappresentativo della pressione del parassita.

Sistemi come Trapview o SpyFly non sono più solo “trappole”, ma nodi di una rete di sensori che offre una visione dinamica e predittiva di ciò che accade in campo, permettendo di passare da una difesa a calendario a una difesa su reale necessità.

Lotta chimica vs lotta biologica in emergenza

Quando il monitoraggio segnala il superamento della soglia di intervento, si presenta la scelta più critica: quale strumento utilizzare? Il dibattito “lotta chimica contro lotta biologica” è spesso fuorviante. In un’ottica di gestione integrata, non si tratta di una scelta ideologica, ma di una decisione strategica basata su efficacia, tempistiche, contesto e obiettivi a lungo termine. L’approccio corretto non è escludere una delle due opzioni, ma creare un ecosistema di difesa dove ogni strumento ha il suo ruolo.

La lotta chimica con agrofarmaci di sintesi offre un vantaggio innegabile in situazioni di emergenza: la rapidità d’azione. Un trattamento può abbattere la popolazione del parassita in 24-48 ore, bloccando un’infestazione che minaccia di compromettere il raccolto. Tuttavia, questo intervento ha dei costi nascosti: un impatto spesso non selettivo che colpisce anche gli insetti utili (predatori e impollinatori), un rischio più elevato di sviluppare resistenze e un impatto ambientale generale maggiore.

D’altro canto, la lotta biologica integrata, che include l’uso di insetti antagonisti, microrganismi o biopesticidi, agisce in modo più mirato e sostenibile. La sua efficacia è mediamente più lenta (richiede da 3 a 7 giorni per mostrare risultati evidenti), ma presenta vantaggi fondamentali: non danneggia gli insetti utili, il rischio di resistenze è quasi nullo e contribuisce a ripristinare un equilibrio naturale nell’agroecosistema. Come sottolineano gli esperti, questo approccio porta a un risparmio nel lungo periodo.

In questo senso, è illuminante il commento di Rovensa Next riguardo la gestione integrata:

Concentrandosi sulla prevenzione e utilizzando una combinazione di metodi di controllo, la gestione integrata può ridurre il costo complessivo della gestione dei parassiti. Aiuta gli agricoltori a evitare l’elevata resistenza ai pesticidi e i costi di ripresa dei parassiti.

– Rovensa Next, Gestione integrata dei parassiti e patogeni

La scelta dello strumento più adatto in una situazione di emergenza dipende quindi da una valutazione strategica. Il seguente schema riassume i fattori chiave da considerare.

Confronto tra approcci di intervento in emergenza
Parametro Lotta Chimica Lotta Biologica Integrata
Efficacia immediata Alta (24-48h) Media-Alta (3-7 giorni)
Impatto su insetti utili Elevato Minimo o nullo
Rischio resistenze Alto con uso ripetuto Molto basso
Costo intervento Medio-basso iniziale Medio-alto iniziale, risparmio lungo termine
Sostenibilità ambientale Bassa Alta

Gestione delle resistenze agli agrofarmaci

L’uso ripetuto e non strategico degli agrofarmaci, specialmente quelli con lo stesso meccanismo d’azione, porta a una delle conseguenze più insidiose e costose per l’agricoltore: lo sviluppo di popolazioni di parassiti resistenti. Quando un prodotto perde efficacia, non solo l’intervento fallisce, ma si è anche sprecato denaro e tempo prezioso. La gestione della resistenza non è un’opzione, ma una necessità economica e agronomica, tanto da essere un pilastro della normativa europea.

Infatti, la Direttiva 2009/128/CE obbliga dal 2014 tutti gli utilizzatori professionali all’applicazione dei principi di difesa integrata, proprio per promuovere un uso sostenibile dei pesticidi e limitare l’insorgere di resistenze. Costruire una resilienza proattiva significa pianificare i trattamenti non solo per la stagione in corso, ma in un’ottica pluriennale, per preservare l’efficacia del portafoglio di prodotti a disposizione.

La strategia fondamentale si basa sull’alternanza dei meccanismi d’azione (MoA). Utilizzare prodotti con MoA diversi impedisce alla popolazione del parassita di selezionare e diffondere i geni della resistenza. Questo richiede una conoscenza approfondita dei prodotti disponibili e una pianificazione attenta. Non basta cambiare nome commerciale, bisogna cambiare il modo in cui il prodotto agisce sul parassita. La gestione della resistenza è una disciplina che combina chimica, biologia e strategia.

Per tradurre questi principi in azioni concrete, è utile seguire una checklist operativa. Questo piano d’azione aiuta a strutturare una strategia di difesa che minimizzi il rischio di resistenze nel tempo.

Piano d’azione per la gestione delle resistenze

  1. Alternanza dei MoA: Pianificare su base pluriennale l’alternanza di prodotti con diversi meccanismi d’azione (MoA) per evitare pressioni selettive costanti.
  2. Integrazione di mezzi biologici: Inserire nei piani di difesa prodotti di origine biologica o insetti utili per ridurre il numero di trattamenti chimici e diversificare le strategie di controllo.
  3. Monitoraggio dell’efficacia: Dopo ogni trattamento, verificare l’effettiva efficacia sul campo e, se necessario, eseguire test di sensibilità per rilevare precocemente cali di performance.
  4. Uso di strumenti complementari: Valutare l’impiego di sinergizzanti, che aumentano l’efficacia dei principi attivi, o di induttori di resistenza, che rafforzano le difese naturali della pianta.
  5. Rispetto delle buone pratiche: Applicare sempre le dosi raccomandate in etichetta e rispettare i tempi di applicazione per massimizzare l’efficacia ed evitare dosi sub-letali che favoriscono la selezione di individui resistenti.

Prevenzione agronomica post-raccolta

La difesa del raccolto non termina con la trebbiatura o la raccolta. La fase di stoccaggio è altrettanto critica e spesso sottovalutata. Un magazzino o un silo possono trasformarsi rapidamente in un ambiente ideale per la proliferazione di insetti delle derrate, muffe e altri patogeni, che possono degradare la qualità del prodotto o, nei casi peggiori, renderlo invendibile. La prevenzione in questa fase è un investimento diretto sulla redditività finale.

Le pratiche agronomiche di base sono il primo baluardo: pulizia accurata dei locali di stoccaggio prima di introdurre il nuovo raccolto, rimozione di residui delle stagioni precedenti che possono ospitare parassiti e controllo delle strutture per eliminare possibili vie d’accesso. Tuttavia, anche in questo ambito, la tecnologia offre un salto di qualità nel controllo e nella prevenzione, spostando l’attenzione dal trattamento curativo al monitoraggio ambientale continuo.

Sistemi di sensori IoT possono monitorare in tempo reale i parametri chiave all’interno dei silos e dei magazzini, come temperatura e umidità relativa. Questi due fattori sono determinanti per lo sviluppo di muffe (e la conseguente produzione di micotossine) e per l’attività degli insetti. Un aumento anomalo della temperatura in un punto del silo, ad esempio, può essere un segnale precoce di un’infestazione o di un processo di fermentazione in atto.

Sistema di sensori IoT per il monitoraggio ambientale in magazzino di stoccaggio agricolo

Questi sistemi inviano allerte automatiche allo smartphone dell’agricoltore quando i valori superano le soglie di sicurezza, permettendo di intervenire tempestivamente, ad esempio attivando i sistemi di ventilazione per abbassare temperatura e umidità. Questo approccio proattivo riduce drasticamente la necessità di trattamenti chimici post-raccolta (come le fumigazioni), preservando la qualità del prodotto e garantendo la sicurezza alimentare.

Strategie di difesa senza chimica di sintesi

La riduzione della dipendenza dagli agrofarmaci di sintesi non è solo un obiettivo normativo, ma una strategia intelligente per costruire un’agricoltura più resiliente e sostenibile. Esistono numerose tecniche che permettono di creare un “agroecosistema soppressivo”, ovvero un ambiente sfavorevole allo sviluppo dei parassiti e favorevole ai loro nemici naturali. Questo approccio si basa sull’aumento della biodiversità funzionale all’interno e ai bordi dell’appezzamento.

Una delle pratiche più efficaci è l’installazione di infrastrutture ecologiche come siepi, strisce fiorite e aree a vegetazione spontanea. Queste aree forniscono rifugio e nutrimento (polline e nettare) a un’ampia gamma di insetti utili, come sirfidi, coccinellidi e parassitoidi, che sono predatori naturali di afidi, aleurodidi e altri fitofagi dannosi. Invece di doverli “lanciare” in campo, si crea un esercito permanente di alleati già presente nell’azienda agricola.

Le strategie per creare un ambiente ostile ai parassiti includono:

  • Strategia push-pull: Consiste nel coltivare piante repellenti (push) all’interno della coltura principale e piante attrattive (pull) ai bordi del campo per attirare i parassiti lontano dal raccolto.
  • Colture di copertura (cover crops): L’uso di sovesci tra un ciclo colturale e l’altro migliora la struttura e la fertilità del suolo, ma soprattutto arricchisce il microbioma, creando una competizione naturale contro i patogeni terricoli.
  • Diversificazione delle rotazioni: Alternare colture di famiglie botaniche diverse interrompe il ciclo biologico di molti parassiti e malattie specie-specifici, riducendone la pressione di anno in anno.

Queste pratiche non solo riducono la necessità di interventi chimici, ma migliorano la salute generale dell’agroecosistema. Per incentivare la loro adozione, esistono specifici aiuti economici. Ad esempio, i programmi di sviluppo rurale possono prevedere sostegni che, a seconda delle colture, variano da 60 a 509 €/ettaro/anno per gli agricoltori che adottano i disciplinari di produzione integrata.

Gestione della Mosca Olearia

La mosca olearia (Bactrocera oleae) è l’avversario numero uno per ogni olivicoltore, capace di compromettere quantità e qualità della produzione in modo drastico. La gestione di questo parassita è un esempio perfetto di come un approccio integrato e tecnologicamente avanzato possa fare la differenza tra un raccolto di successo e una perdita economica.

Il monitoraggio è, ancora una volta, il pilastro fondamentale. Tradizionalmente, si basa su trappole cromotropiche o a feromoni che devono essere controllate manualmente. Oggi, come già visto per altri parassiti, esistono sistemi di monitoraggio automatizzato. Sebbene l’esempio del sistema xTrap Stink sia specifico per la cimice asiatica, il suo principio è perfettamente applicabile alla mosca. Tecnologie simili utilizzano trappole connesse che, grazie a sensori e algoritmi, forniscono dati in tempo reale sull’andamento della popolazione. Questo permette di definire la curva di volo del parassita e di intervenire nel momento di massima efficacia, ad esempio quando le femmine stanno per ovideporre.

Una volta decisa la necessità di intervenire, l’olivicoltore ha a disposizione un ventaglio di opzioni, ciascuna con pro e contro. La scelta non è mai univoca, ma dipende dalla pressione del parassita, dalla fase fenologica dell’olivo, dal tipo di produzione (convenzionale, integrata, biologica) e da considerazioni economiche.

La seguente tabella mette a confronto i principali metodi di controllo, evidenziando come le tecnologie smart si inseriscano in questo panorama strategico.

Confronto tra metodi di controllo della mosca olearia
Metodo Efficacia Costo Impatto ambientale
Trappole cromotropiche tradizionali Media Basso Minimo
Trappole smart con IA Alta Medio-Alto Minimo
Trattamenti chimici Alta Medio Alto
Controllo biologico (Psyttalia) Media-Alta Medio Nullo

L’approccio vincente spesso consiste nella combinazione di queste strategie: un monitoraggio smart per decidere il “quando”, e una scelta informata dello strumento (dal controllo biologico al trattamento chimico mirato) per decidere il “come”, costruendo un vero ecosistema di difesa per l’oliveto.

Da ricordare

  • La tempestività, basata su dati di monitoraggio precisi (droni, trappole smart), è più importante della potenza del singolo trattamento.
  • La gestione integrata non esclude la chimica, ma la integra strategicamente con metodi biologici e agronomici per massimizzare l’efficacia e ridurre le resistenze.
  • Le nuove tecnologie (IoT, IA, robotica) sono alleati fondamentali per ridurre l’uso di fitofarmaci, automatizzare le operazioni e rendere l’agricoltura più sostenibile e redditizia.

Come ridurre del 50% l’uso di fitofarmaci entro il 2030 senza perdere il raccolto?

L’obiettivo europeo di dimezzare l’uso dei fitofarmaci entro il 2030 può sembrare una sfida insormontabile per un agricoltore che lotta ogni giorno contro parassiti e infestanti. Tuttavia, questa transizione non significa necessariamente “difendere di meno”, ma “difendere meglio”. La tecnologia è l’alleato chiave per raggiungere questo traguardo ambizioso senza sacrificare la produttività, spostando il focus dalla distribuzione di massa di prodotti alla loro applicazione chirurgica e, in alcuni casi, alla loro completa sostituzione.

Un esempio emblematico è la gestione delle erbe infestanti. Invece di irrorare l’intero campo con erbicidi, la robotica e l’intelligenza artificiale permettono un controllo fisico di precisione inimmaginabile fino a pochi anni fa. Robot autonomi come quelli sviluppati nell’ambito del progetto WeLASER utilizzano sistemi di visione artificiale per distinguere le infestanti dalla coltura e le eliminano con un raggio laser ad alta potenza. Questa tecnologia raggiunge livelli di efficienza sorprendenti, come dimostra il Carbon Robotics LaserWeeder, che vanta una efficienza del 99% nell’eliminazione delle infestanti, arrivando a colpire fino a 5.000 erbacce al minuto.

Studio di caso: Il progetto WeLASER e il diserbo di precisione

Finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020, il progetto WeLASER ha sviluppato un robot autonomo per il diserbo che non utilizza erbicidi. Il prototipo è in grado di navigare autonomamente nei campi, identificare le malerbe tramite visione artificiale e neutralizzarle con un raggio laser mirato. Questo approccio non solo elimina completamente l’uso di erbicidi per questa operazione, ma azzera i rischi per la salute dell’operatore, previene la contaminazione del suolo e dell’acqua e risolve il problema delle infestanti resistenti agli erbicidi chimici, migliorando al contempo la produttività.

Queste innovazioni, insieme ai droni per trattamenti ultra-localizzati e ai sensori per il monitoraggio predittivo, non sono fantascienza. Sono la dimostrazione concreta che la riduzione dei fitofarmaci è possibile e può essere economicamente vantaggiosa. L’investimento iniziale in tecnologia si ripaga con il risparmio sui prodotti chimici, la riduzione dei tempi di manodopera e, soprattutto, con la garanzia di un raccolto sano e commerciabile in un mercato sempre più attento alla sostenibilità.

Robot agricolo autonomo con sistema di visione artificiale che opera in un campo coltivato

L’obiettivo di una drastica riduzione dei fitofarmaci è ambizioso ma realizzabile. È fondamentale capire come integrare queste nuove tecnologie nella propria strategia aziendale per rimanere competitivi.

Adottare un approccio strategico e tecnologico alla difesa integrata non è più una scelta, ma una necessità per garantire la sostenibilità economica e ambientale della propria azienda. Valutare fin da ora le soluzioni di agricoltura di precisione più adatte alla propria realtà è il primo passo per trasformare una sfida in un’opportunità di crescita.

Scritto da Elena Ricci, Agrotecnico ed esperta in viticoltura ed olivicoltura di precisione, specializzata in difesa fitosanitaria sostenibile e gestione della chioma. Consulente per aziende vitivinicole di pregio e oliveti intensivi.